dalle cucine degli chef

i cibi afrodisiaci – la rubrica easy di Valerio Canevaro

Secondo una ricerca condotta in California il cacao è uno degli alimenti in cima alla classifica degli afrodisiaci: contiene flavonoidi, polifenoli e antiossidanti che, a detta di questi professoroni e di Rosanna Lambertucci – che tanto quella, pur di vendere la sua rivista, direbbe anche di essere la prima cugina della Madonna – aiuterebbero a migliorare l’umore e, non so come, anche l’amore.

Così negli ultimi giorni ho sperimentato in prima persona per capire se tutto ciò che si dice sul cioccolato sia vero o se, in fin dei conti, sia la solita bufala.
Non ho fatto che mangiare tavolette di qualsiasi gusto: extrafondente, al peperoncino, alle nocciole; mi mancava solo quella con riccioli di acciughe salate e poi, davvero, penso di aver provato tutto ciò che esiste in commercio e all’Ikea.
Il risultato? A parte un attacco di acetone come quando avevo quattro anni e una taglia in più, che ora mi tocca buttar giù con quattro mesi di tapis roulant, beh, da quel punto di vista non si è mosso proprio nulla.
Quindi ho deciso di cambiare approccio: la somministrazione ad altro soggetto, chiaramente di mio interesse.
Oltre a una curva glicemica che per poco non ha procurato il coma irreversibile, non c’è stato nulla da fare.
Allora, dato che febbraio è il mese di San Valentino e San Valentino è sinonimo di cenette, cioccolatini e afrodiasiaci, perché non sfatiamo definitivamente un falso mito e diciamo le cose come stanno, come ormai è nostra abitudine fare?
Cioccolato, banane, peperoncino, zafferano, asparagi, avocado, caviale, miele, fichi, anguilla, sedano, mandorle e qualsiasi altro alimento troviate eccitante per i motivi più disparati, lo diventerà solo se consumato nella maniera giusta.
Sarà del tutto inutile farsi fuori una cassa di pinoli (perché credetemi, ho trovato che pure quelli sono afrodisiaci) seduti sul divano a guardare le repliche del Maurizio Costanzo Show: eppure, può bastarne anche solo uno, se mordicchiato con malizia al termine di una cenetta a lume di candela, direttamente da una torta calda servita à la mode.
In altre parole, sono il contesto e le intenzioni a fare la differenza, credetemi.
Il cibo è solo uno strumento, un medium di sensazioni attraverso il quale è possibile manifestare gli stati d’animo più profondi, come l’amore e l’eccitazione.
Non importa se nel piatto galleggia un polpo in brodo: ciò che conta è la situazione d’intimità e la voglia di flirtare, perché solo così, dando un significato personale alla situazione, un alimento diventa simbolo d’amore e passione.
Ecco, magari eviterei di mettere la stecca di Galak a bagnomaria e, una volta fusa, versare il cioccolato rovente sul corpo del partner: potreste rischiare un’ustione di terzo di grado.

Evviva l’amore!

Valerio Canevaro

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