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Come in un giornale del cibo, lo affrontiamo e ne parliamo a seconda delle circostanze.

La nostra giornata, il nostro umore, i social, le trasmissioni TV incidono tantissimo sul nostro rapporto col cibo e su come affrontiamo questo argomento quando ne parliamo. Perché che ci piaccia o no il cibo è espressione dei nostri tempi e in fondo come lo utilizziamo, lo viviamo e lo cuciniamo è una scelta personale ma anche sociale.

In fondo di cosa parlo quando parlo di cibo.

Compero un formaggio e mi scatta il mood intellettuale e via di informazioni sul coltivatore, il pascolo, la filiera e giù fino all’argomento delle lobbi, delle caste, del prezzo del grano, delle multinazionali che sfruttano e omologano tutto in nome del guadagno nascondendosi dietro alla globalizzazione che ormai non funziona più ma di cui facciamo parte. 

Ordino un piatto vegetariano e divento improvvisamente ecologista ora il mio rapporto col cibo è finalmente una scelta consapevole. Sì! voglio salvare il nostro pianeta smetto di mangiare carne così non inquino più l’aria però litigo per la scelta di un piatto a base di carne perfettamente sostituibile con una buona tazza di fagioli oppure no.

Aspetta che scatto un attimo una foto a questa fetta di torta e improvvisamente sono sui social insieme ai miei amici food blogger o instagrammer che postano foto e video della loro vita privata abbinata a quello che mangiano altrimenti non mi interessano.



Come mi sdraio sul divano e subito discuto di programmi TV che mi fanno diventare un perfetto pasticcere/chef immaginario ad ogni puntata.

Una domanda però che non ci facciamo mai quando si parla di cibo è come mangeremo in futuro.

Una domanda però che non ci facciamo mai quando si parla di cucina è come mangeremo in futuro. I social, la pandemia che stiamo vivendo, l’uso costante e quasi indispendabile per certi versi dei delivery stanno cambiano il nostro futuro rapporto quotidiano col cibo.

Spesa consapevole, acquisti a chilometro zero, impiattamento delle ricette, scatti fotografici, foodporn, tecniche di cottura… Sì, tutte queste attività ci porteranno sicuramente a mangiare in modo diverso. 

Pensiamo alle tecniche di cottura casalinghe…

Da cotture lentissime sul fuoco a legna dei nostri bisnonni siamo passati a cotture alla griglia veloci. Da paste cotte e stracotte per problemi di denti a paste cotte al dente più digeribili. Verdure non più lessate e insipide ma appena scottate. Dobbiamo dare merito e ringraziare la tecnologia per la velocità con cui oggi riceviamo gli ingredienti, per la loro conservazione che ha migliorato la qualità del prodotto… almeno in questa parte del mondo.

Per non parlare delle università dedicate all’agroalimentare, ai nutrizionisti ai dietologi, alle scuole di cucina che tutti i giorni si applicano per portare in tavola o proporci alimenti sempre più idonei alla nostra salute e ai nostri ritmi.

Che gli chef più o meno bravi e più o meno noti con le loro preparazioni, le tecniche sempre più ricercate, il loro modo di cucinare e servire i piatti, abbiano inciso e influenzato sulle scelte della nostra quotidianità è certo.

Pensiamo ad uno chef com’è stato Gualtiero Marchesi . Non solo il suo nome è sinonimo di Storia della Cucina Italiana ma dai suoi piatti e dai suoi insegnamenti sono nati chef come Davide Oldani, persone che oggi portano la nostra cucina in tutto il mondo con capacità e professionalità. Solo 40 anni fa uno chef come Gualtiero Marchesi quando si fece conoscere al grande pubblico col suo stile e la sua cucina non fu subito apprezzato da tutti. Considerato dai più un estremista del piatto, un cuoco d’azzardo (ancora nessuno si sarebbe sognato di chiamarlo chef) colorava e serviva pietanze con tagli e cotture che nessuno conosceva ma che oggi tutti anche senza saperlo utilizziamo.

Nel nostro piccolo ognuno di noi butta un occhio all’aspetto del piatto che sta per mangiare o servire o fotografare. Stiamo attenti a come abbiniamo gli ingredienti, al gusto, alla vista.

Anche la pandemia che stiamo attraversando ci sta cambiando.

Da un alto ci costringe a cucinare tutti i giorni e infatti il numero delle pagine social dedicate al food sta crescendo esponenzialmente ma, nello stesso tempo, sta scendendo la qualità di quello che si posta come se vivessimo in una schizofrenia costante tra il dentro e il fuori ridotto sempre più ad uno spazio virtuale.

Dall’altro lato le società di delivery hanno quasi raddoppiato il fatturato e chi non ne faceva uso ora si ritrova, almeno una volta alla settimana, a cliccare l’apposita app. I ristoranti variano tra chi si è adattato e ha scelto di mantenere il contatto col cliente nonostante tutto cucinando per il take away e chi ha preferito chiudere in attesa di tempi migliori.

Mondo anno 2150 pillole colorate dai sapori agrodolci spedite via posta per la classe media e delivery gestito solo da grandi chef per ricchi. Ristoranti dal conto improbabile ospitano una classe al potere che si ciberà di costosissima aria profumata e pezzi di carne scomposti… no non è Black Mirrior (serie Netflix) è solo la mia immaginazione che ama i film di fantascienza.

Sarà veramente così il futuro?

Hanno suonato alla porta dev’essere il delivery di frutta e verdura. Vado che devo infornare la torta di mele, preparare il set fotografico per le mie followers 😉 e tra mezz’ora ho una riunione su Zoom.

Valeria Carimati

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