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l’articolo: sono celiaco, non malato!

“Essere celiaci è uno stile di vita da imparare”. Parola di Raffaella Oppimitti, autrice, assieme a Gianfranco Trapani, pediatra ed esperto di alimentazione, del libro “Sono celiaco, non malato!”: uno strumento utile per tutti coloro che soffrono di celiachia, ma anche per chi ha amici o parenti a cui è stata diagnosticata questa intolleranza alimentare e desidera saperne di più.

Nonostante si senta spesso parlare di celiachia, infatti, sono in molti a ignorare il significato di questa parola. Ecco, allora, un primo chiarimento necessario: stiamo parlando di un’ipersensibilità al glutine, legata a un’alterazione del sistema immunitario, che colpisce l’intestino compromettendo il completo assorbimento delle sostanze nutritive. Ovvero di una patologia cronica che può essere combattuta in un solo modo: escludendo dalla dieta gli alimenti contenenti glutine, dai cereali (grano tenero e duro, orzo, segale, farro…) ai prodotti in cui questa proteina funge da additivo, per esempio succhi di frutta e gelati.
Una terapia non facile da seguire, che in “Sono celiaco, non malato!” (edizioni Red!, 12 euro) viene spiegata per filo e per segno con tabelle sugli alimenti vietati, ricette gluten free, consigli su come fare la spesa e dritte per i viaggi all’estero. Il messaggio? “La celiachia non deve essere vissuta come una malattia”, afferma la Oppimitti. “Anche se dura tutta la vita, non richiede l’assunzione di farmaci e non degenera. Inoltre, seguendo alcune regole, il celiaco può garantirsi uno stato di salute ottimale. Per questo la diagnosi di celiachia va colta come un’occasione: più tempo passa prima di seguire una dieta adeguata, più l’organismo rischia di essere danneggiato; prima si scopre l’intolleranza, prima si può ritrovare il benessere” .
Di facile lettura, il libro tratta la celiachia innanzitutto da un punto di vista medico-scientifico, fornendo dati su sintomi e cause, sugli sviluppi della ricerca (sono in studio una pillola e un vaccino) e sulla diffusione (la frequenza in Italia è di un caso ogni 100-150 individui). Ma non trascura l’aspetto psicologico, con suggerimenti per non cadere in preda all’ansia, né quello pratico, con un ABC delle cose da fare una volta confermata la diagnosi: in primis richiedere all’Asl l’esenzione del ticket sui prodotti senza glutine acquistati in farmacia e sulle visite specialistiche.
Valore aggiunto: i due autori sono celiaci, sanno perfettamente di cosa parlano perché lo sperimentano tutti i giorni sulla loro pelle. “La difficoltà più grande – confida la Oppimitti – è dover rinunciare a situazioni tipo la classica improvvisata ‘pizza e birra’”. Come superarla? “Circondandosi di persone comprensive, disponibili e attente, che non facciano pesare le piccole difficoltà quotidiane che questa intolleranza comporta: è il modo migliore per vivere la celiachia serenamente”.

Raffaella Oliva

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